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Le baby gang? Frutto della dispersione scolastica. La risposta sono i centri di aggregazione

Data di pubblicazione: 19/06/2018



Fondazione CON IL SUD e Associazione Artur presentano l’elaborazione di dati “Miezz’a via”. I numeri dimostrano, come spiega il presidente Carlo Borgomeo, che «un ragazzo che frequenta attivamente un centro di aggregazione giovanile “costa” quattro volte meno rispetto a un minore che entra nel circuito penale»
Il 18 dicembre 2017, nella centralissima via Foria a Napoli, un gruppo di minorenni ha aggredito un ragazzo di 17 anni, Arturo. Dopo una serie di spintoni, risate, insulti, l’hanno accoltellato al petto e alla gola. Purtroppo non è un episodio isolato. Ogni volta, seguono denunce e condanne, mentre i media danno spazio a interpretazioni sociologiche più o meno condivisibili. Raramente si va oltre la retorica o la richiesta di maggiore repressione.

A sei mesi esatti dall’episodio, Fondazione CON IL SUD e Associazione Artur hanno promosso un incontro pubblico per fare il punto su cosa è accaduto e cosa dovrebbe invece accedere, con la partecipazione del presidente della Camera Roberto Fico; il presidente della Fondazione CON IL SUD Carlo Borgomeo; la presidente dell’associazione Artur e docente alla Parthenope Maria Luisa Iavarone, madre di Arturo; l’attore Salvatore Sasà Striano e con una tavola rotonda alla quale hanno partecipato l’assessore regionale alla Sicurezza urbana Franco Roberti; l’assessore all’Istruzione del Comune di Napoli Annamaria Palmieri; il rettore dell’Università Parthenope Alberto Carotenuto.

«Per troppi ragazzi la strada è l’unico punto di riferimento», ha dichiarato in apertura Maria Luisa Iavarone presidente di Artur, «questo è il fallimento di un’intera comunità. La missione pedagogica dell’associazione Artur è contrastare, curare, corresponsabilizzare».

Il fenomeno della devianza e della criminalità giovanile non può certo essere affrontato solo con un presidio più serrato delle forze dell’ordine e con pene più severe. Al contrario, proposte che prevedono tempi di attuazione molto lunghi rischiano invece di deresponsabilizzare le comunità locali nel presente. Forte della sua esperienza sul campo e conti alla mano, la Fondazione CON IL SUD propone un modello alternativo concreto, sostenibile, immediatamente praticabile e con risultati lungimiranti: i centri di aggregazione giovanile.

«Il fenomeno della devianza e della criminalità minorile è strettamente legato alla dispersione scolastica e alla mancanza di opportunità e di politiche di coesione sociale», afferma Carlo Borgomeo presidente della Fondazione CON IL SUD, «Abbiamo elaborato dei dati: un ragazzo che frequenta attivamente un centro di aggregazione giovanile “costa” quattro volte meno rispetto a un minore che entra nel circuito penale. Togliamo i ragazzi dalla strada e offriamo loro opportunità e fiducia, oltre a rispondere a diritti negati e disuguaglianze inaccettabili, scopriamo che è una soluzione perfino conveniente».

Dai dati elaborati dalla Fondazione CON IL SUD – disponibili da oggi sul sito www.fondazioneconilsud.it - emerge che, per quanto riguarda il circuito penale minorile, il costo medio annuo per utente è di 6.200 euro (92% relativo alle carceri e il restante ai tribunali), mentre un ragazzo che frequenta un centro di aggregazione ha un “costo” medio annuo che varia dai 500 ai 2.200 euro, a seconda della tipologia di centro e dall’intensità educativa proposta.

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