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Riforma Terzo settore, Lega e Movimento 5 Stelle: «Serve un rinvio di 6 mesi»

Data di pubblicazione: 17/07/2018





Massimiliano Romeo (a sx nella foto), capogruppo Lega a palazzo Madama e il suo parigrado Stefano Patuanelli del Movimento 5 Stelle il giorno dopo l'audizione del Forum presentano un disegno di legge per posticipare la definizione delle norme su impresa sociale e codice del Terzo settore

«Il rilievo, l'ampiezza e la complessità delle questioni disciplinate dai decreti legislativi e la necessità di tenere conto in modo adeguato dell'esperienza maturata nel frattempo giustificano l'esigenza di ampliare il termine per l'esercizio della delega per l'adozione dei decreti integrativi e correttivi, portandolo da dodici a diciotto mesi». È con questa spiegazione che i senatori Massimiliano Romeo (a sx nella foto), capogruppo Lega a palazzo Madama e il suo parigrado Stefano Patuanelli del Movimento 5 Stelle ieri hanno presentato un disegno di legge di appena due articoli con l’obiettivo di prorogare da 12 a 18 mesi “il termine per l'esercizio della delega per la riforma del Terzo settore, dell'impresa sociale e per la disciplina del servizio civile universale, di cui alla legge 6 giugno 2016, n. 106”.

Attualmente in gioco ci sono ancora i decreti correttivi su impresa sociale e nuovo codice del Terzo settore. I senatori nella loro relazione ricordano in particolare come «le modifiche al codice del Terzo settore non hanno registrato l'intesa in Conferenza unificata», a causa dell’opposizione delle regioni a guida Lega.

Il rilievo, l'ampiezza e la complessità delle questioni disciplinate dai decreti legislativi e la necessità di tenere conto in modo adeguato dell'esperienza maturata nel frattempo giustificano l'esigenza di ampliare il termine per l'esercizio della delega per l'adozione Massimiliano Romeo e Stefano Patuanelli
La presentazione del disegno di legge è arrivata a poche ore di distanza dall’audizione in Senato del Forum del Terzo settore al termine della quale la portavoce Claudia Fiaschi (qui l’intervista integrale) come « l’unica proroga che abbiamo chiesto è quella per la modifica degli statuti. È secondo noi importante e utile dare qualche mese in più agli enti per poter convocare le assemblee statutarie», mentre sui decreti correttivi «abbiamo detto in audizione siamo convinti che il tempo a disposizione sia abbastanza per andare a correggere il decreto, trovare le opportune convergenze con le Regioni e a chiudere i lavori nei termini mettendo in sicurezza le attività delle ETS e dei Csv».

Le scadenze fissate ad oggi sono rispettivamente quelle del 19 luglio (correttivo su impresa sociale) e 2 agosto (correttivo su codice del Terzo settore). Un rinvio di sei mesi significherebbe trascinare l’approvazione della riforma al febbraio del 2019.


Fra i primi a reagire è stato il senatore Edoardo Patriarca del Partito democratico, uno dei parlamentari che più da vicino a seguito l’iter della riforma: «La Lega e il M5s confermano il loro atteggiamento di pregiudizio e di sospetto nei confronti delle associazioni, degli enti e delle imprese del Terzo Settore, che si occupano di non profit, volontariato, cura e servizi alla persona, welfare, ambiente. Dopo aver contrastato la riforma in Parlamento, nella passata legislatura, ora cercano di affossarla mettendo in campo un disegno di legge per dilazionare di sei mesi alcune fondamentali norme attuative, una scelta nella quale è facile leggere la volontà effettiva di accantonarla per sempre. Un comportamento con gravi effetti su tante famiglie e tanti cittadini».

Vale la pena ricordare in questa sede come il premier Conte nel suo discorso di insediamento proprio di fronte ai senatori avesse preso l’impegno di «porre in essere tutti i provvedimenti, anche correttivi, che consentano la piena realizzazione di un'efficace riforma del Terzo settore, che sia effettiva anche sul piano delle ricadute fiscali».

Fonte: VITA.it


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