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Bollette e temperature domestiche: con 18,59°C in casa italiani virtuosi secondo l’OMS

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) indica nei 18°C la temperatura di riferimento ideale per gli ambienti domestici invernali. Sebbene l’talia sia tra i Paesi più vicini a questo target, lo scostamento di circa mezzo grado comporta un aumento stimato del 4,13% sulla bolletta, pari a circa 47,4 euro a stagione.

Secondo un’analisi condotta da tado° la temperatura media registrata nelle abitazioni italiane durante i mesi invernali è di 18,59°C, un valore sensibilmente inferiore rispetto alla media in Europa Centrale e Orientale. Il confronto europeo evidenzia infatti marcate disparità tra Paesi.
E se mezzo grado di temperatura può fare la differenza in bolletta, un aiuto a evitare i rincari invernali arriva dalla domotica.

Quali sono i Paesi più freddolosi d’Europa?

Paesi come Ungheria, Slovacchia e Danimarca mantengono medie superiori ai 20°C, con un aggravio sui costi di riscaldamento che oscilla tra il 14% e il 15%. All’opposto Regno Unito, Paesi Bassi e Irlanda, dove le temperature interne scendono spesso sotto i 17°C, garantendo risparmi fino al 9% rispetto allo standard OMS.

La differenza tra i Paesi con le case più calde e quelli con in casa le temperature più rigide si traduce in un divario in bolletta di quasi 24 punti percentuali.
Questo dato sottolinea come anche minime variazioni sul termostato possano influenzare drasticamente i consumi nazionali.

Impatto economico e gestione intelligente

I numeri mostrano che piccole differenze di temperatura possono avere conseguenze significative suoi costi delle bollette. Per colmare il divario tra comfort e risparmio, la digitalizzazione del riscaldamento offre strumenti di monitoraggio e automazione.

L’integrazione di sistemi intelligenti permette di agire su diversi fronti, dal controllo multizona (riscaldamento limitato agli ambienti effettivamente occupati) al geofencing (regolazione automatica della temperatura in base alla presenza degli abitanti), fino al rilevamento anomalie, con la sospensione del riscaldamento in caso di finestre aperte.
Tra le altre tecnologie disponibili sul mercato per ottimizzare i consumi energetici rientrano gli algoritmi predittivi, che adattano il sistema alle abitudini della casa minimizzando gli sprechi.

Un modello di consumo moderato punta alla sostenibilità

Secondo i dati rilevati da tado°, l’adozione di queste tecnologie può ridurre i costi fino al 22%, eliminando quasi totalmente il sovrapprezzo derivante da una gestione manuale o imprecisa degli impianti.

“I numeri dimostrano che piccole differenze di temperatura possono avere conseguenze significative – dichiara Christian Deilmann, cofondatore e amministratore delegato di tado° -. Il nostro obiettivo è quello di aiutare le famiglie a comprendere il costo del riscaldamento e a prendere decisioni consapevolmente”.
In un’Europa divisa tra abitudini termiche differenti, l’Italia, insieme a Francia e Spagna, delinea un modello di consumo moderato che punta alla sostenibilità, senza rinunciare al benessere domestico.

Italia terza in Europa per numero di eventi e meeting: medicina e tecnologia i settori top

È quanto rileva il rapporto “L’Europa dei grandi eventi associativi e corporate 2025”, realizzato dal Centro Studi di Fondazione Fiera Milano e ASERI (Alta Scuola di Economia e Relazioni Internazionali) dell’Università Cattolica: nel 2024 la meeting industry europea torna a pieno regime, con una crescita netta del +7% sull’anno precedente e del +17% rispetto al 2019, in periodo pre-pandemico.

In Europa, l’88% dei 3.057 grandi eventi con almeno mille partecipanti si concentra in 15 Paesi. E con 397 eventi ospitati in 33 città, pari al 13% del totale europeo (+8%) l’Italia si classifica al terzo posto, subito dopo Francia e Germania e poco prima della Spagna.

Giugno e ottobre i mesi più “caldi”

La distribuzione degli eventi rilevati presenta una forte stagionalità, con picchi nei mesi di giugno (14%) e ottobre (15%). La durata media degli eventi è di 2,8 giorni, che sale a 4 giorni nel mese di agosto. Il 44% degli eventi rilevati è costituito da congressi, nel 39% dei casi si tratta di conferenze e nel 6% da conferenze organizzate all’interno di fiere. 

I centri congressi e le sedi fieristico-congressuali ospitano rispettivamente il 32% e il 30% degli eventi, mentre gli hotel accolgono il 9%, arrivando complessivamente a concentrare il 71% degli eventi rilevati.
All’interno dei centri congressi e delle sedi fieristico-congressuali, il 28% degli eventi ha una dimensione europea o mondiale. Tale quota scende al 25% considerando esclusivamente le sedi fieristico-congressuali.

Contenuti: tecnologia, commercio, medicina, scienze umane

Per quanto riguarda i contenuti, gli eventi corporate si concentrano prevalentemente sui settori della tecnologia (31%) e del commercio (28%). Gli eventi non corporate, invece, affrontano soprattutto tematiche mediche (34%) o riconducibili alle scienze umane (16%).
In media, solo il 17% degli eventi corporate presenta una rotazione a livello europeo o mondiale, mentre per gli eventi non-corporate tale incidenza risulta più elevata, attestandosi al 26%.

Milano si conferma tra le più importanti e attrattive città europee, posizionandosi al terzo posto dopo Londra e Parigi, con 90 eventi rilevati, un incremento del 6% rispetto al 2023 (85) e con numeri sopra la media europea (31% vs 23%) per la classe di eventi con 1.500-2.500 partecipanti.

Milano attrae il segmento Economics, Roma il Science/Medical Science

La straordinaria capacità di attrazione Milano negli ambiti economico finanziari, manageriali e scientifici è confermata dal primato nel segmento Economics (temi finanziari/assicurativi 21% degli eventi), e per la prima volta, anche nel segmento Management e nell’ambito Science.

Tra le prime 11 città congressuali europee rilevante è anche la performance di Roma, che nel 2024 ospita 57 eventi (3% del totale europeo) posizionandosi settima per la classe di eventi con dimensione 1.000-1.500 partecipanti (53% vs 46% Europa). Ma è anche seconda per il settore Science e terza nell’ambito Medical Science. Un’attrattività, quella della Capitale, legata alla concentrazione di laboratori e centri di ricerca, come l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, l’Istituto Nazionale di Astrofisica e l’Agenzia Spaziale Italiana.

Perché gli italiani non comprano più gioielli? 

C’è un dato che colpisce più di altri: su cento italiani potenzialmente interessati, meno di trentasei prendono davvero in considerazione l’idea di acquistare un gioiello. Non è né un crollo né un rifiuto ideologico. È qualcosa ddi diverso: semplicemente il gioiello ha smesso di “parlare” a molti di noi.
A dirlo non è una semplice sensazione, ma l’Osservatorio Consumatori Federpreziosi Confcommercio 2025, realizzato da Format Research e presentato a Vicenzaoro January. Una ricerca che, per la prima volta, ha scelto di ascoltare chi in gioielleria non entra più.

Il problema non è l’oggetto, ma il suo significato

Dallo studio emerge con chiarezza che il gioiello non è percepito come “speciale” di per sé. Oggi lo diventa solo se porta con sé una storia personale, un legame, un ricordo. Lo afferma quasi la metà degli intervistati. In assenza di questo valore simbolico, il gioiello scivola sullo sfondo, confondendosi tra tanti altri oggetti.

Il 90% dei non acquirenti dichiara di non associarlo a emozioni o memorie affettive. Prezzo e materiali contano, certo, ma arrivano dopo. Prima c’è il vuoto di senso.

Quattro atteggiamenti, una sola direzione

Analizzando 820 non acquirenti, Format Research ha individuato quattro profili: contrari, indifferenti, possibilisti e vicini. Non sono solo segmenti di mercato, ma modi diversi di guardare al consumo. Dai più razionali, che considerano il gioiello superfluo, fino a chi ne riconosce il valore emotivo ma non ha ancora fatto il passo.

In mezzo c’è la fascia più ampia: gli indifferenti, spesso giovani adulti, per i quali il gioiello non è né desiderabile né rifiutato. Semplicemente non entra nel loro orizzonte mentale quando si parla di regalo o di esperienza significativa.

La colpa? Anche del punto vendita poco accogliente

In questo contesto, ha un ruolo preciso anche il punto vendita. Otto non acquirenti su dieci raccontano gioiellerie percepite come fredde, poco accoglienti, distanti. Più che le vetrine blindate, a fare da barriera sono la mancanza di empatia e di relazione. In un’epoca che chiede dialogo, il silenzio pesa.

Una storia per riaccendere l’interesse

C’è però una strada maestra. Per l’85% degli intervistati, il gioiello torna rilevante se sa raccontare una storia. Non una favola costruita, ma un racconto autentico, fatto di origini, mani, scelte, persone. Non stupisce che l’84,7% giudichi oggi povera di emozioni la proposta del settore.

Come ha ricordato a Vicenza Stefano Andreis, presidente di Federpreziosi Confcommercio, non bastano più dati tecnici o carature: serve una narrazione credibile, condivisa da tutta la filiera, capace di restituire al gioiello il suo posto naturale. Non come lusso distante, ma come frammento di vita da portare con sé.

Julius, un brand avantgarde

Processo Creativo

Julius concentra attenzione su taglio, struttura e sperimentazione tessile. Il processo combina disegno manuale, prototipia rapida e test in produzione per arrivare a capi definitivi con identità riconoscibile.

Tecniche di design

Il team parte sempre da schizzi a mano libera e da mockup digitali per definire silhouette e proporzioni. Utilizzano drappeggio diretto su manichini e modellistica CAD per passare rapidamente dal concept al primo prototipo.
Le cuciture sono spesso rielaborate: si impiegano cuciture nastrate, finiture a vista e tagli laser per ottenere linee nette e volumi scolpiti. I pattern seguono regole geometriche precise, ma vengono sistematicamente alterati con interventi manuali per creare asimmetrie controllate.
Per dettagli funzionali, il laboratorio testa zip invadenti, bottoni nascosti e sistemi di regolazione interna. Ogni elemento viene valutato per durabilità, facilità di produzione e coerenza estetica.

Innovazione nei tessuti

Julius sperimenta fibre tecniche e trattamenti sartoriali per ottenere texture opache e superfici leggermente abrasive. Mescolano lane giapponesi con poliammidi ad alte prestazioni per migliorare resilienza e mantenere drappeggio morbido.
Test in laboratorio misurano resistenza all’abrasione, ritenzione di forma e comportamento al lavaggio. Trattamenti come resinatura leggera, finiture indurenti e lavaggi chimici controllati vengono applicati selettivamente per creare effetti di usura programmata.
Collaborano con produttori tessili per sviluppare mischie esclusive e tessuti spalmati con micropori per traspirazione. Le scelte tessili rispondono a requisiti precisi: peso al metro, elasticità longitudinale e perdita di colore entro parametri stabiliti.

Impatto Culturale e Moda Alternativa

Julius ha ridefinito i confini tra moda concettuale e praticità urbana, imponendosi tramite collezioni scure, tagli asimmetrici e materiali tecnici. Le sue collaborazioni con artisti, musicisti e brand di nicchia hanno consolidato un linguaggio visivo immediatamente riconoscibile.

Riconoscimenti internazionali

Il marchio ha ricevuto attenzione dalla stampa specializzata di Parigi, Londra e New York per l’approccio sperimentale ai tessuti tecnici e alle silhouette destrutturate. Critici di testate come Dazed, i-D e Wallpaper* hanno elogiato specifiche collezioni per l’innovazione nei trattamenti dei tessuti e per l’abilità nel coniugare estetica goth e funzionalità urbana.
Nel 2018 una collezione è stata inclusa nella selezione ufficiale di una mostra su “Moda e Tecnologia” a Milano, mentre capi firmati Julius sono stati acquisiti da collezioni private e conservatori per il loro valore come pezzi di design contemporaneo.
Premi formali scarsi, ma riconoscimenti accademici e menzioni curatoriali hanno rafforzato la sua reputazione nel circuito internazionale della moda alternativa.

Influenza nella cultura underground

Julius ha permeato la cultura underground attraverso performance, DJ set e collaborazioni con etichette indipendenti, diventando riferimento per musicisti e creativi della scena post-punk, industrial e elettronica.
Artisti emergenti adottano il brand come uniforme scenica: giacche destrutturate, cappotti lunghi e accessori in pelle compaiono regolarmente nei videoclip e nei live, rafforzando l’immagine del marchio come codice visivo collettivo.
La comunità DIY lo utilizza come ispirazione tecnica: tutorial su modifiche sartoriali e remix di capi Julius circolano nei forum di moda alternativa, contribuendo a un’estetica condivisa che privilegia artigianato e sperimentazione.

Julius nel Mercato Globale

Julius concentra la sua presenza sui principali palcoscenici della moda e su canali distributivi selezionati, puntando su visibilità strategica e controllo del posizionamento del marchio.

Presenza nei fashion week

Julius partecipa regolarmente alle sfilate di Parigi e Tokyo, dove presenta collezioni che enfatizzano silhouette scultoree e dettagli tecnici. Le passerelle vengono pensate come estensioni del processo creativo: scenografie minimali, illuminazione studiata e casting coerente con l’estetica androgina del brand.

Il marchio privilegia show su invito per mantenere esclusività e attrarre buyer di nicchia, stampa specializzata e influenti del settore. Le presentazioni presentano un mix di capi inediti e pezzi iconici riproposti con materiali innovativi, rafforzando la narrativa di avanguardia.

Julius utilizza anche presentazioni private e trunk show durante le settimane della moda per offrire esperienza tattile ai buyer. Questi eventi facilitano ordini mirati e rafforzano relazioni con multibrand store e boutique specializzate.

Strategie di distribuzione

La distribuzione di Julius bilancia retail fisico selettivo e vendita diretta tramite e‑commerce proprietario. I negozi monomarca sono situati in città quali Tokyo e New York, scelti per clientela fedele e posizione strategica nei distretti della moda.

Il marchio collabora con boutique multibrand curate come Dover Street Market e LN-CC per conservare il posizionamento di nicchia. Le partnership includono assortimenti esclusivi e capsule temporanee per mantenere appeal e rotazione prodotto.

Online, trovi lo shop Julius multilingue con stock limitato su lanci e restock programmati, per controllare scarsità e valore percepito. La logistica è centralizzata in magazzini europei e giapponesi per spedizioni più rapide verso i mercati principali.

Sostenibilità e Materiali

Julius prioritizza materiali tecnici ad alte prestazioni e processi produttivi a basso impatto. Le scelte spaziano da fibre rigenerate a trattamenti che riducono acqua e solventi, con trasparenza su composizione e fornitori.

Uso di materiali innovativi

Julius utilizza fibra di nylon rigenerato (rNylon) per giacche e accessori, riducendo la dipendenza da petrolio vergine. Impiega anche poliammide riciclata certificata GRS per capi stretch che richiedono resilienza e recupero elastico.

Per capispalla strutturati, adotta misto cotone-organico con rivestimenti PFC-free che migliorano l’idrorepellenza senza composti per- e polyfluoroalkyl. Nella linea tech-sport, inserisce membrane biodegradabili e laminati compostabili su parti non soggette a usura intensa.

Ecco le principali specifiche materiali:

  • rNylon: percentuali indicate per prodotto, tracciabilità batch.
  • Poliammide GRS: certificazione e percentuale di riciclo.
  • Rivestimenti PFC-free: test di idrorepellenza riportati.

Approccio eco-friendly

Julius pratica filiera corta con fornitori europei selezionati per ridurre trasporto e emissioni. Usa confezionamento riciclabile e minimalista: scatole in cartone FSC e etichette in carta certificata, con percentuale di plastica ridotta al minimo.

Nel processo produttivo, implementa lavaggi a basso consumo d’acqua e impianti di trattamento chimico che riciclano solventi. Tiene registro delle emissioni Scope 1 e 2 e pubblica dati annuali su consumo energetico e obiettivi di riduzione.

Strumenti di controllo qualità includono audit terzi sui fornitori e test di durabilità per prolungare vita del capo, diminuendo il tasso di ricambio. Per alcuni pezzi, offre riparazioni e parti di ricambio per favorire la riparabilità.

Come Indossare Julius

Julius privilegia silhouette nette, materiali tecnici e dettagli asimmetrici: scegliere capi con proporzioni bilanciate e palette limitata facilita l’uso quotidiano. Puntare su elementi chiave — cappotti strutturati, pantaloni slim con piega e maglieria minimale — permette di valorizzare il carattere avantgarde senza forzature.

Consigli di styling

Scegliere una taglia che rispetti la struttura intesa del capo: se il blazer è sagomato, preferire la misura che segue la spalla piuttosto che una più larga. Bilanciare volumi: abbinare pantaloni ampi con top aderenti o viceversa per mantenere un punto focale pulito.

Usare colori neutri come nero, carbone e grigio antracite come base. Aggiungere un elemento testurale (pelle opaca, lana spazzolata) per profondità senza introdurre troppi colori.

Accessori minimali: scarpe stringate in pelle nera, stivaletti con suola compatta, e piccole borse a tracolla. Evitare grandi loghi; prediligere finiture matte e chiusure nascoste per coerenza stilistica.

Abbinamenti con altri marchi

Accoppiare Julius con marchi che condividono estetica tecnica o minimalista come Rick Owens, ACRONYM o Issey Miyake. Con Rick Owens si enfatizza il drappeggio e i volumi scuri; con ACRONYM si ottiene un look più funzionale e tecnico.

Per un contrasto elegante, mescolare Julius con capi sartoriali classici come camicie su misura di un marchio italiano. Questo mantiene rigore e introduce linee pulite per occasioni formali.

Esempi pratici:

  • Blazer Julius + camicia bianca sartoriale + pantaloni slim = ufficio moderno.
  • Cappotto Julius + jeans scuri + stivaletti Rick Owens = weekend urbano.
  • Maglione Julius + giacca tecnica ACRONYM + scarpe derby = equilibrio tra design e praticità.

Auto elettriche, +46,1% nel 2025. Bev a quota 6,2% 

Secondo una stima di Motus-E sulla base delle immatricolazioni mensili al netto di un’ipotesi di radiato al 31 dicembre 2025 le auto elettriche circolanti in Italia sono 365.091.
Il mercato domestico resta però uno dei più difficili per i modelli elettrici, tocca dunque ragionare su come accelerare non solo il rinnovo del parco auto circolante, ma anche come incrementare la percentuale di immatricolazioni di full electric.

Da inizio a fine anno le immatricolazioni full electric risultano pari a 94.230 unità. Tradotto in percentuali significa che nel corso del 2025 la crescita del mercato delle auto elettriche in Italia è pari al 46,1%, portando il market share dei modelli Bev a quota 6,2% nell’anno.

A fine dicembre 12.015 immatricolazioni

Nell’ultimo mese dell’anno, spinte dalle consegne degli ordini effettuati con gli incentivi lanciati a ottobre, le registrazioni di auto elettriche sono state, in aumento del 107,2% rispetto a dicembre 2024, merito soprattutto degli incentivi prenotati su piattaforma il 22 ottobre scorso.

Degno di nota, secondo Motus E, anche il progresso registrato nel 2025 dalle immatricolazioni dei veicoli commerciali leggeri elettrici, che pur in assenza di incentivi sono cresciute del 118% a 8.234 unità, con una quota di mercato più che raddoppiata rispetto all’anno precedente (dal 2% al 4,6%). Un passo avanti anche per i ‘pesanti elettrici’, con  594 unità all’attivo e un market share al 2,2% (da 0,7% nel 2024).

Come colmare il ritardo con gli altri Paesi europei?

Il punto dunque è come, e se, proseguire la strategia degli incentivi pubblici e come evolvere l’approccio per fare in modo che l’Italia possa allinearsi alla media europea e avvicinarsi alle percentuali dei principali mercati.

Nel periodo gennaio-novembre 2025, la quota di mercato delle auto elettriche ha infatti raggiunto il 19,6% in Francia (+2,5% vs 2024), il 18,8% in Germania (+5,4%), l’8,8% in Spagna (+3,4%) e il 22,8% nel Regno Unito (+4,1%), riporta il Sole 24 Ore.
La combinazione tra gli incentivi nell’ultima parte dell’anno e la crescente disponibilità di modelli elettrici mass market mette in luce l’interesse degli italiani per questa tecnologia. Un interesse da valorizzare per colmare il ritardo con gli altri Paesi europei.

Puntare sulle flotte aziendali. Ma è necessaria una revisione della fiscalità

Tuttavia, l’effetto della corsa al bonus ISEE si esaurirà in pochi mesi ed è fondamentale dare finalmente al mercato la continuità e la prevedibilità di cui hanno bisogno consumatori e industria.

Una leva decisiva in questo senso può essere rappresentata dalle flotte aziendali.
Si tratta di un canale in grado di orientare il mercato con solidità e andare incontro alle esigenze dei tanti che si rivolgono all’usato.
Per questo, Motus-E ritiene non più procrastinabile una revisione della fiscalità sulle flotte aziendali, il cui impianto è sostanzialmente fermo agli anni ‘90.