Il mondo del lavoro sta attraversando importanti trasformazioni: dalla diffusione dello smart working alla possibilità della settimana lavorativa corta. Questi cambiamenti possono migliorare sia il benessere dei lavoratori che l’impatto ambientale. Una recente indagine condotta da NielsenIQ per Pulsee Luce & Gas ha raccolto le opinioni di un campione rappresentativo di italiani su queste nuove modalità di lavoro.
Smart working: molti vantaggi e qualche criticità
Dallo studio emerge che circa un terzo degli italiani lavora in modalità remota o ibrida, con una media di due giorni su cinque dedicati allo smart working. Il 49% degli intervistati preferisce questa modalità rispetto all’ufficio (42%). I vantaggi principali riguardano il risparmio di tempo (41 minuti al giorno) e di denaro (circa 124 euro al mese tra spostamenti e pasti), oltre a un miglior bilanciamento tra vita privata e lavoro. Tuttavia, ci sono anche criticità: l’isolamento sociale (59%), la sedentarietà (58%) e la difficoltà di mantenere separata la sfera professionale da quella privata (44%).
Questa modalità è apprezzata soprattutto nelle professioni che richiedono pochi strumenti specifici: oltre il 70% degli intervistati dispone delle tecnologie necessarie per lavorare da casa. Tuttavia, solo una minoranza possiede sedute ergonomiche o scrivanie regolabili, elementi essenziali per la salute posturale.
Il rischio dei maggiori consumi energetici
Un altro aspetto rilevante dello smart working è l’aumento dei consumi energetici: il 49% degli intervistati segnala un incremento delle bollette. Per compensare, molti adottano misure come l’uso di lampadine a basso consumo (59%) e la maggiore illuminazione naturale (58%). Altri accorgimenti comprendono lo spegnimento del computer quando non in uso e la regolazione dell’uso di riscaldamento e climatizzazione.
La settimana corta: un’opportunità per il work-life balance
La settimana lavorativa di quattro giorni, riferisce Adnkronos, è auspicata dall’80% degli intervistati, in particolare da chi ha figli o familiari a carico. Il 75% ritiene che la settimana corta permetterebbe di gestire meglio le esigenze familiari. Anche per chi si prende cura di anziani o disabili, avere un giorno libero in più rappresenta un’importante risorsa per dedicarsi ai propri cari.
Le aziende sono chiamate a rispondere a queste esigenze, offrendo flessibilità (37%) e ore di permesso (22%), oltre a forme di supporto psicologico.
I compromessi per la settimana corta
Per ottenere la settimana corta, i lavoratori si dichiarano disponibili ad accettare flessibilità sugli orari (52%) e a intensificare la produttività durante i giorni lavorativi (47%). Solo il 10% sarebbe disposto a una riduzione dello stipendio. I benefici attesi includono una maggiore soddisfazione personale (63%) e più tempo di qualità con la famiglia, anche se restano criticità come il potenziale aumento del carico di lavoro e della pressione sugli obiettivi.
La settimana corta appare quindi come una soluzione desiderabile per migliorare il benessere lavorativo e personale, bilanciando in modo più efficace vita privata e attività professionale.