La solidarietà degli italiani cambia direzione: la priorità va alle cause ‘vicine’

La solidarietà, da sempre un segno distintivo di noi italiani, cambia forma o meglio direzione. Dopo anni di grandi raccolte legate a emergenze globali, nel 2024 gli italiani continuano a donare, ma con scelte diverse, più ragionate e legate a cause che sentono vicine. Le donne restano le più attive, mentre i giovani portano nuova linfa e un modo diverso di intendere il dono.

A raccontarlo è la ricerca “Italiani solidali” di Doxa, realizzata per il report “Noi Doniamo 2025” dell’Osservatorio sul Dono, che ogni anno analizza come e perché gli italiani scelgono di essere generosi.

I donatori sono il 42% della popolazione

Nel 2024 solo un italiano su due ha fatto almeno una donazione informale, contro il 55% del 2023. Il calo è legato soprattutto alla mancanza di grandi emergenze come la pandemia o la guerra in Ucraina, che negli anni scorsi avevano spinto molti a mobilitarsi.

Le raccolte per situazioni d’emergenza scendono infatti dal 18% al 9%, e calano anche le offerte in contanti a persone in difficoltà. Rimangono stabili le donazioni legate alla Messa, mentre cresce l’attenzione per scuole, canili e associazioni che si occupano di animali abbandonati.
Nel complesso, i donatori — tra gesti informali e contributi a organizzazioni — rappresentano oggi il 42% della popolazione, mentre i non donatori salgono al 37%. L’importo medio donato a un’organizzazione non profit si ferma a 68 euro, mentre le donazioni dirette restano più piccole ma leggermente in crescita.

A donne, over 65 e Sud la medaglia della generosità

Il ritratto del donatore italiano non cambia molto: è sovente donna, ha più di 65 anni e un livello di istruzione medio-alto.
Chi dona in modo informale vive soprattutto nel Sud e nelle Isole, mentre le donazioni verso le organizzazioni non profit sono più diffuse al Centro.

Sul fronte della fiducia, quasi sette italiani su dieci ritengono che affidarsi a enti strutturati offra maggiori garanzie, anche se una parte resta diffidente e teme che i fondi non arrivino davvero a chi ne ha bisogno.

I giovani scelgono cause, non loghi

Tra i giovani sotto i 35 anni emerge un approccio più valoriale. Cambiano spesso le realtà a cui donare, seguendo più le cause che i loghi: ambiente, diritti civili, tutela degli animali e valorizzazione del patrimonio culturale.

Per loro, donare significa sentirsi parte di un cambiamento, contribuire a qualcosa di concreto e condiviso. Un modo diverso, ma sempre autentico, di dire “ci sono anch’io”.