Vivere bene in Italia: quali province offrono più qualità a bambini, giovani e anziani?

Vince il Nord, ancora indietro il Mezzogiorno: lo rivela l’indice generazione de Il Sole 24 Ore. 
C’è infatti un’Italia che funziona, capace di garantire benessere ai più piccoli, opportunità ai giovani e servizi agli anziani. Ed è concentrata soprattutto tra Nord-Est ed Emilia-Romagna, secondo la nuova edizione del “Rapporto sulla Qualità della Vita per fasce d’età” pubblicato dal Sole 24 Ore.

L’indagine, giunta al quinto anno, è stata presentata al Festival dell’Economia di Trento e fornisce un quadro dettagliato della vivibilità nelle province italiane per tre fasce generazionali fondamentali: bambini, giovani e over 65.

Le province più virtuose: Bolzano, Gorizia e Lecco

Ogni classifica ha il suo podio. Bolzano conquista il primo posto per la qualità della vita degli anziani, distinguendosi per la spesa sociale, la rete culturale e l’uso contenuto di farmaci per patologie croniche.

Gorizia si conferma anche nel 2025 al vertice tra le province a misura di giovani, grazie a un mix virtuoso di stabilità lavorativa, iniziative culturali e natalità giovanile. Lecco primeggia nell’indice dedicato ai bambini, grazie alla pratica sportiva diffusa, alle buone performance scolastiche e a un basso tasso di reati sui minori.

Un’Italia a due velocità: il Sud e le grandi metropoli arrancano

Il divario tra Nord e Sud è ancora evidente. La parte bassa della classifica è occupata in prevalenza da province meridionali: Trapani è ultima per gli anziani, Caltanissetta per i bambini. Anche le grandi città mostrano segni di difficoltà, soprattutto nel sostenere i giovani: Roma, Napoli, Milano e Torino sono tutte nelle ultime venti posizioni a causa dell’elevato costo della vita e della scarsa accessibilità al lavoro stabile.

Si aggiungono ulteriori indicatori per un quadro completo

Rispetto alle edizioni precedenti, l’indagine 2025 ha ampliato i parametri di analisi, salendo da 12 a 15 indicatori per fascia. Tra questi spiccano la qualità dei legami familiari, la percezione della sicurezza urbana e il numero di incidenti stradali notturni.

Aumenta anche l’uso di farmaci antidepressivi tra gli anziani (+3,6%) e cala leggermente la disoccupazione giovanile (11,8%), ma le difficoltà restano: meno imprese giovanili e contratti stabili in diminuzione.

Adolescenza e autonomia: cosa dicono i genitori italiani

Una sezione inedita dell’indagine, curata da Save the Children e Eumetra, ha coinvolto 500 genitori di ragazzi tra gli 11 e i 15 anni, restituendo un’immagine preoccupante: la maggior parte degli adolescenti italiani è poco autonoma nella vita quotidiana.

Solo uno su tre prende i mezzi pubblici da solo, meno della metà va a scuola senza essere accompagnato. In compenso, l’indipendenza digitale è altissima: oltre l’80% usa smartphone e tablet in autonomia.

Una sfida per il futuro: investire sulle generazioni

In un Paese segnato dall’invecchiamento demografico e dalla denatalità, questi dati rappresentano un punto di partenza per costruire politiche pubbliche più efficaci. L’Italia ha bisogno di territori che siano inclusivi e capaci di valorizzare ogni fase della vita.

Gli indici generazionali diventano così uno strumento fondamentale per orientare le scelte di investimento, anche alla luce delle risorse del PNRR, e rilanciare un vero patto tra le generazioni.